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LA FINE DEL VIAGGIO


by Fulvio (gfulvio@libero.it)

L'uomo precipitava lungo il tunnel di luce rossastra, gli occhi abbagliati da quella miriade di sfumature, eppure non se ne curava. Era come se stesse compiendo due viaggi contemporaneamente, uno fuori e uno dentro di sé, molto più importante. Era tutto sbagliato, tutto troppo sbagliato. Il professore, Wade, Colin, Quinn... sentiva sulle spalle il peso di quelle morti inutili, come se fosse stato lui stesso a dare l'equazione originaria ai Kromagg, e non Smarter Quinn. Gli veniva da ridere al solo pensarci, lui che aveva viaggiato fin dall'inizio senza mai capire niente di fisica transdimensionale e di tutte quelle cose che erano state il campo del suo amico cervellone. I ricordi dei tempi più recenti si sfaldavano piano nella sua mente: ma che razza di personaggio inutile era il dottor Oberon Geiger? Si sorprese di quella domanda, ricordò che nell'ultimo mondo visitato c'era un telefilm su di loro. Ecco, aveva trovato la metafora adatta: l'ultima stagione aveva delle pessime sceneggiature. Remmy rise tra sé, prima di perdere conoscenza.

 

 - Signor Brown?

Rembrandt annaspò fuori da un sonno profondo e opaco. Aprì gli occhi con calma, temendo che la voce che lo aveva chiamato svanisse come un sogno. Aveva riconosciuto subito quella voce, eppure non gli era parso possibile. Maximilian Arturo, il professore, era seduto quietamente davanti al letto in cui Remmy era stato portato. Il cantante stava per sorridere, quando capì la soluzione più logica: un doppio. Si era infatti spesso chiesto perché, da quando il professore era morto, non avevano più incontrato suoi duplicati. La risposta era: una semplice coincidenza.

 - Ben tornato tra noi, signor Brown.

Ma se non era il suo Arturo, come lo conosceva?

Poi anche questa riflessione fu spazzata via in un attimo. Poco dietro il professore, c'era un ragazzo alto, con i capelli castani lunghissimi. A parte quel dettaglio, era senza ombra di dubbio Quinn Mallory, il cervellone, non il suo omonimo stronzetto e incapace che lo aveva sostituito.

Quinn e Arturo si scambiarono un'occhiata, poi il professore si mise una mano sulla fronte spaziosa.

 - Scusi, signor Brown, avrei dovuto limitare gli shock contemporanei. Per rispondere alle domande a cui sta pensando, sì, io sono proprio il Max Arturo originale, anche se non quello che è morto sul mondo originario della signorina Beckett.

 - Ma io no  - si intromise Quinn.  - Anche se l'ultima volta che ci siamo visti, io ero un pazzo furioso dipinto di bianco che si atteggiava a sciamano.

Remmy deglutì. Stranamente, tutto divenne chiaro nella sua testa in breve tempo. Ricordò la sua missione, i Kromagg, il virus (l'ennesimo) che si era inoculato per liberare il suo mondo originario. Ma il professore e Smarter Quinn avevano ancora una sorpresa per lui, non meno sconvolgente delle altre.

 

 - Vorreste dire che ho perso degli amici, ho viaggiato tra i mondi in maniera praticamente inutile per un sacco di tempo, per colpa di un taglio nei fondi?

Arturo si grattò la barba.  - Un po' semplicistico, ma direi che è così.

Avevano mostrato a Remmy l'ultimo episodio del disgraziato telefilm Sliders -I viaggiatori, che in quel mondo raccontava le loro avventure, e le cui sorti, per una strana coincidenza quantica, avevano influenzato anche quelle delle persone reali. L'attore che interpretava Arturo, John Rhys Davies, aveva lasciato la serie per primo, perché si era accorto dei tagli di fondi nella produzione che non avrebbero potuto mantenere il telefilm sul livello alto con il quale era iniziato, costringendo alla morte del suo personaggio. Da quel punto, le morti improvvise degli altri avevano come causa l'abbandono repentino da parte degli attori.

Remmy ancora non riusciva a capacitarsene.  - Ma non è andata così! I dialoghi erano di persone vere, non così forzati!  - Le sue mani gesticolavano nervosamente, tracciando segni informi nell'aria.

Arturo annuì gravemente.  - I dialoghi, no, ma il resto coincide. Non si è mai chiesto come mai, nonostante tutti i vostri sforzi, non c'è stata la minima possibilità di dividere il vostro Quinn da Mallory? Jerry O' Connell non avrebbe accettato di tornare alla serie per un solo episodio.

Rembrandt tacque, incerto su come replicare.

 - Ma la cosa più grave è che la serie non ha un finale decente, e una bella storia senza finale è molto dolorosa, per chi ha amato i personaggi  - concluse il professore.

 - Ma cosa possiamo fare, ora?  - chiese Remmy.

Smarter Quinn gettò indietro la massa di capelli e sogghignò.  - E qui entro in gioco io. Sono o non sono il primo Quinn Mallory di tutti gli universi ad aver completato l'equazione?  - Mostrò un telecomando nero, identico al timer tranne che per non avere un conto alla rovescia.  - Allora, vogliamo dare un lieto fine a questa storia, o no?

 

Il vortice azzurro si aprì di fronte a un vicolo. Per primo sbucò fuori Arturo, che carambolò a terra con un tonfo. Rembrandt gli atterrò addosso un attimo dopo.

 - Avevo dimenticato questi atterraggi morbidi  - rise Remmy. Arturo grugnì, ma era evidente quanto fosse a sua volta allegro. I due uomini lanciarono un'occhiata al tunnel sopra di loro, incerti. Poi, una frazione di secondo prima che il tunnel chiudesse, uno dei più grandi scherzi quantici di tutti gli universi atterrò perfettamente in piedi: Smarter Quinn, che trasportava tra le braccia Quinn Mallory, l'originale. Remmy non credette ai suoi occhi.

 - A volte sorprendo persino me stesso  - esclamò Smarter Quinn, mentre posava a terra il suo doppio quantico.

 - Ma... come hai fatto... è davvero il Quinn con cui sono partito?  - domandò Rembrandt, chino sul ragazzo svenuto.

 - Ovvio!

 - E tutta quella storia, che era fuso con Mallory, non erano più separabili?

 - Mi dispiace di non essere stato con voi, quando avete incontrato Oberon Geiger  - intervenne il professore.  - Vi avrei spiegato subito che quell'uomo non era nient'altro che un ciarlatano. Come chiamereste uno scienziato che fa un errore di segno in una semplice disequazione, vanificando tutti i calcoli seguenti?

Rembrandt rise rumorosamente. Ai suoi piedi, Quinn iniziava appena a muoversi.

 - La storia della fusione era una bufala colossale  - proseguì il professore.  - Il nostro amico era rimasto solo intrappolato in un vortice, talmente vicino a Mallory da trasferirgli momentaneamente parte dei suoi ricordi.

Quinn sbatté gli occhi, mise a fuoco lentamente prima Rembrandt, poi Arturo e infine il suo doppio.  - Ragazzi, che razza di sogno schifoso ho fatto. Penso che ora dovrete perdere un po' di tempo per aggiornarmi sulla situazione... e gli altri?

Rembrandt aiutò il suo amico ritrovato ad alzarsi da terra.  - Li andiamo a recuperare.

 

Wade era rassegnata a vivere in quell'assurdo mondo prigione. Aveva fatto strani sogni alcune notti prima, le sembrava di essere stata in contatto con un suo doppio telepatico. Aveva seguito a distanza, come terza incomoda, i contatti tra l'altra Wade e Remmy, senza potersi opporre. E, alla fine, era successo quello che aveva temuto: il suo amico aveva smesso di cercarla, perché credeva che ormai fosse morta. La stessa sorte che, non riusciva ad accettarlo, era capitata a Quinn. Perciò, ora vegetava su quel mondo prigione, non attendendo niente altro che la morte. Fu per quello che, quando i Kromagg vennero a prenderla per l'ennesimo test di eliminazione fisica, non si oppose. La fecero mettere in riga con gli altri prigionieri, facce anonime con le quali non aveva nemmeno tentato di fare amicizia. Era la fine. Sentì il comandante Kromagg che impartiva l'ordine e poi... il ronzio del vortice che si apriva? Alzò gli occhi e lo vide, a pochi passi da lei. Tra lo sgomento dei Kromagg, Remmy saltò fuori, la afferrò e urlò:  - Scusate, la signorina qui presente avrebbe un impegno!

Prima che i Kromagg potessero reagire, erano già rientrati nel vortice.

 

Quindi, seguendo la strada spianata dal timer avanzato di Smarter Quinn, giunsero sulla gabbia spaziale. Quinn riconobbe il posto in un attimo.

 - Perché siamo qui? La deviazione delle coordinate del mio mondo è di nuovo attiva?

Smarter Quinn scosse la testa.  - Non è lì che dobbiamo andare, ci siete già stati!

Quinn non capiva. Il suo ultimo ricordo erano i doppi malvagi dei suoi genitori, su quel mondo in cui i Kromagg erano le vittime e gli umani i carnefici. Ma non era andata così, giusto?

Arturo, Remmy e Wade si guardavano intorno curiosi. Quinn non aveva avuto la possibilità di dimostrarlo, ma aver ricomposto il gruppo originario gli dava una grande forza. Anche se mancava ancora qualcuno.

 - Forza, gemello quantico, non è così difficile. Ti ho risolto io l'equazione perché volevo cominciare a divertirmi prima, ma potevi farcela anche da solo, sei quasi intelligente come me.

Quinn si sforzò di pensare, ma dovette interrompersi quando si accorse che erano circondati. Kromagg. Lanciò un'occhiata al suo doppio intelligente. Smarter Quinn allargò le braccia.

 - Su, anche loro aspettano che tu capisca.

La verità esplose nella mente di Quinn con la violenza di una testata nucleare.

 - I miei genitori originari erano davvero quelli che ho incontrato... i Kromagg, all'inizio, erano delle vittime. Hai dato loro l'equazione perché trovassero un altro mondo in cui vivere, ma loro, spinti dalla sete di vendetta, si sono fatti un po' prendere la mano.

 - Evviva! Quinn Mallory ha vinto un timer di peluche!

Guardando bene, realizzò che i Kromagg non avevano armi, e le loro intenzioni erano tutt'altro che ostili. C'era solo una cosa che a quel punto Smarter Quinn poteva volere da lui.

 - Tu hai dato loro l'equazione, loro ne hanno abusato, ma i nostri continui viaggi hanno cambiato qualcosa nella mentalità Kromagg. Più di una volta siamo stati sul punto di fare una tregua, come su questa stazione. E' ora di stipulare un trattato di pace.  - Quinn si voltò indietro.  - Ma ci sono due persone che devono partecipare alle trattative, perché hanno sperimentato quanto e più di me il contatto con la dinastia.

Wade accettò entusiasta, ma Remmy titubò.  - Non puoi chiedermi questo, cervellone. Io li odio a morte, quei maledetti.

Quinn, senza parlare, guardò supplicante l'amico.

 - Non se ne parla proprio! La pace con i Kromagg? Ci vorrebbe un miracolo!

 - Sarebbe il terzo, dopo il salvataggio mio e di Wade.

Remmy apparve pensieroso un secondo. Poi, un grande sorriso tornò a illuminare il suo viso scuro.

 - E sia. Non è proprio quello che avevo in mente, però ci sto.

 

Maggie, Diana e Mallory erano prigionieri sul mondo del veggente. Era passato appena un giorno, e i loro carcerieri avevano pensato bene di rinchiuderli nel magazzino con i resti delle tecnologie Kromagg. Diana avrebbe potuto lavorare sul generatore di tunnel, ma aveva visibilmente il morale a terra, e si limitava a giocherellare con un cacciavite. Maggie non poteva biasimarla. Se ne stava seduta semicatatonica su una sedia, appena conscia di Mallory che andava avanti e indietro come una cavalletta impazzita. Quasi non vide il tunnel azzurro, stranamente grande, che si aprì di fronte a lei. Stava chiaramente sognando, perché il primo a uscire fu il professor Arturo, seguito da Wade. Poi Rembrandt, Quinn e un altro Quinn, ma con i capelli lunghissimi. Maggie pensò di stare perdendo la testa. Solo quando Rembrandt la prese per una spalla e la scrollò vigorosamente, tornò alla realtà. Nessuno dei nuovi arrivati svanì, anzi erano lì, realmente presenti nella stanza. Mallory, non più cavalletta impazzita, si stava presentando a Wade e a Quinn, mentre il professore aveva preso a parlottare con Diana, che ascoltava rapita. La spiegazione delle ultime peripezie provenne, opportunamente colorita, dal Quinn con i capelli lunghi. Ne nacque una specie di festa tra vecchi amici, con grande schiamazzo annesso. Ma il quadretto felice fu interrotto dall'ingresso della figlia del veggente e alcune guardie, le armi spianate su di loro.

 - Ma guarda, i viaggiatori al gran completo! Mio padre aveva avuto anche accenni di una visione di questo tipo. I miei scienziati hanno trovato una soluzione che darà il massimo risultato: cancelleremo la memoria a voi tutti, così che siate semplici fantocci della nuova religione.

Maggie fu invasa dalla rabbia impotente. Era stato tutto troppo bello, doveva aspettarselo che sarebbe comunque finita male. Ora che erano tutti... no, non proprio tutti insieme. Una piccola speranza si fece strada nella sua mente confusa. C'era ancora spazio per un miracolo, che puntualmente avvenne. Colin Mallory si materializzò esattamente alle spalle delle guardie, disarmandone una con un cazzottone ben assestato.

 - Ben arrivato, caro quasi-fratello! Sei perfettamente puntuale all'appuntamento!  - esclamò Smarter Quinn, piombando addosso alla guardia più vicina.

 - Tu... lo conosci?  - chiese Quinn, mentre ne disarmava un'altra con un calcio.

 - Si direbbe di sì  - anticipò Colin, guardandosi in giro spaesato: le guardie erano state sopraffatte in un attimo, e in più Maggie aveva steso la figlia del veggente.  -

Pensa, la prima volta che l'ho trovato, nei miei viaggi involontari, l'avevo scambiato per te.

Si raccolsero tutti attorno a Colin e Smarter Quinn.

 - Voi due genialoidi... avevate previsto tutto!  - esclamò Maggie, esultante.

 

Non ci sarebbe stata nessuna religione dei viaggiatori, però niente vietava loro di restare almeno per un po' in quel mondo in cui erano amati da tutti. Fu data una grande festa al Chandler Hotel, i fan di Remmy avevano preparato anche un pianoforte, e così lui cantò e suonò, duettando con Wade in alcuni brani. Quinn e Maggie, al centro della sala, danzavano immersi nella musica, ed era come se tutti gli universi fossero esistiti soltanto per loro. Beh, per loro e i loro amici. Mallory e Colin avevano subito fatto amicizia, così avevano rimorchiato una coppia di gemelle loro fans, bionde e longilinee, facendole ballare senza sosta. A un tavolo laterale, Max Arturo e Smarter Quinn stavano distruggendo le teorie sui viaggi transdimensionali che Diana Davis si era fatta lungo la breve esperienza di viaggiatrice.

 - Siamo alla fine del viaggio, allora  - disse Wade a Remmy, in un momento di pausa.

 - Può darsi, o forse no. Colin è ancora disancorato, può sparire da un momento all'altro e ci toccherà cercarlo tra un'infinità di dimensioni. Con i Kromagg abbiamo stabilito la cessazione delle ostilità e il loro ritiro da tutti i mondi che tentano di respingerli, in cambio delle coordinate di una serie di dimensioni completamente libere dalla razza umana, ma chissà che non ci diano ancora noia.

Wade parve intristirsi un momento.  - Sei ancora così pessimista?

Remmy esplose in una fragorosa risata.  - No, non intendevo quello. Ma se l'avventura venisse a mancare del tutto, dopo quello che abbiamo passato, penso che mi annoierei. Preferisco immaginare infinite dimensioni in movimento. Per me solo una cosa è importante, l'ho detto una volta ma non lo pensavo veramente.

 - E sarebbe?

 - L'amicizia. E' una delle cose più belle che ci restano, e nonostante le mille avversità, rimarranno per sempre.

Remmy e Wade brindarono, mentre nel resto della sala continuavano gli schiamazzi gioiosi.

 

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